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Api, se scompaiono loro ci estinguiamo tutti

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Ci siamo preoccupati moltissimo della scomparsa delle api, e ne siamo ancora molto preoccupati. E’ facile capire l’entità del problema visto che gli alveari degli allevamenti sono costantemente monitorati. Ci stavamo, però quasi per dimenticare degli altri insetti impollinatori: tra cui api, farfalle, vespe, coleotteri etc. Dico quasi perché, il mondo della ricerca non ha mai smesso di preoccuparsene. Recentemente è stato compiuto il primo studio su scala mondiale proprio su questi ultimi. L’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), il 26 febbraio ha emesso il suo primo report dedicato appunto al declino della biodiversità degli insetti impollinatori. Il titolo del report parla chiaro “il nostro cibo dipende dagli insetti impollinatori che sono sotto minaccia” quindi non solo le api domestiche, ma tutti gli insetti così detti utili. All’Ipbs partecipano 124 membri di governi che collaborano con più di 1000 scienziati di tutto il mondo. In sintesi ecco i risultati: esistono 20.000 specie diverse di insetti impollinatori selvatici, il 90% dei fiori selvatici dipendono da questi insetti, il 75% della produzione alimentare dipende dagli insetti impollinatori (non solo le api domestiche) il cui valore ammonta a 577 miliardi di dollari, di questi insetti il 16% è a rischio di estinzione, il 40% tra api e farfalle selvatiche sono a maggior rischio di estinzione.

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QUALE AGRICOLTURA CI NUTRIRÀ? INCONTRO PUBBLICO 1 LUGLIO – SEDE WWF LOMBARDIA

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Il WWF organizza un ciclo di incontri presso la nuova sede alle ex Serre di via Tommaso da Cazzaniga (interno dei giardini comunali; metro 2, Moscova). 

MARTEDÌ 1 LUGLIO 

h 18.30 

Presentazione del libro 

“Il libro nero dell’Agricoltura” 

(Ed. Ponte alle Grazie, 2012) 

CON L’AUTORE 

DAVIDE CICCARESE 

(ASSOCIAZIONE NOSTRALE) 

Quale agricoltura ci nutrirà? 

Un importante interrogativo, soprattutto in questo momento in cui la nostra città si avvicina a Expo. L’agricoltura deve essere ripensata per soddisfare i bisogni di una popolazione mondiale in crescita e diventare allo stesso tempo uno strumento di riscatto sociale ed economico, nel rispetto dell’ambiente. 

L’evento è organizzato da WWF Lombardia Associazione Nostrale

(ingresso libero) 

Info: WWF Lombardia 02/831331 lombardia@wwf.itwww.wwf.it/lombardia 

WWF Italia ONG ONLUS

Via Tommaso da Cazzaniga snc

 

DISNEY: HYDROPONIC PAVILLON

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I’m sure that many of you have ridden Living with the Land at Epcot’s Land pavilion many times. And if you’ve gotten off this attraction and said to yourself, “That was nice, but it sure wasn’t Test Track”, then you might want to skip this review. But if you’ve been impressed with the information presented on this 13 minute journey through the future of farming, then read on.

Disney offers a behind the scenes tour of the Living with the Land attraction called Behind the Seeds. This excursion takes small groups of between 10-15 guests backstage with a knowledgeable guide and presents a more in-depth look at the wonders of this attraction. Tours are 45 minutes in length

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History of Hydroponics and Soil-less Gardening

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While it’s easy to imagine this kind of process being labeled as a bunch of new age science fiction, hydroponics has actually been in use for thousands of years. The famous Hanging Gardens of Babylon, one of the seven wonders of the ancient world, are largely believed to have functioned according to hydroponic principles. Built around 600 B.C. in Babylonia, or Mesopotamia, the gardens were situated along the Euphrates River. The area suffered from a dry, arid climate that rarely saw rain, and it’s believed that the lush gardens were watered using achain pull system, which carried water up from the river and allowed it to trickle down to each step or landing of the garden structure.

During the 10th and 11th centuries, the Aztecs developed a system of floating gardens based on hydroponics. Driven out of their land, they settled at Lake Tenochtitlan. Unable to grow crops on the lake’s marshy shore, they built rafts out of reeds and roots. These rafts were topped with a bit of soil from the bottom of the lake, and then floated out to the center of the water. Crops would grow on top of the rafts, their roots reaching through the rafts and down into the water. Marco Polo’s writings indicate he witnessed similar floating gardens while visiting China in the late 13th century .

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SMART AND COOL: BRIGHT FARM

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BrightFarms finances, designs, builds and operates greenhouse farms at or near supermarkets, cutting time, distance, and cost from the produce supply chain.

We’ve been in urban agriculture since 2006.

BrightFarms grew out of non-profit New York Sun Works (NYSW), launched by urban farming visionary—and BrightFarms board member—Dr. Ted Caplow. NYSW created the renowned Science Barge, a prototype, sustainable urban farm and environmental education center on the Hudson River. Following its success, we were flooded with requests to build science-barge-like projects. In 2007 we created a for-profit greenhouse consultancy, BrightFarm Systems, to respond to the demand.

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THE SCIENCE BARGE

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The Science Barge is a prototype, sustainable urban farm and environmental education center. It is the only fully functioning demonstration of renewable energy supporting sustainable food production in New York City. The Science Barge grows tomatoes, cucumbers, and lettuce with zero net carbon emissions, zero chemical pesticides, and zero runoff. From May to October 2007, the Science Barge hosted over 3,000 schoolchildren from all five New York boroughs as well as surrounding counties as part of our environmental education program. In addition, over 6,000 adult visitors visited the facility along with press from around the world.

The Science Barge: now in Yonkers, New York

The ownership of the Science Barge program has been assumed by Groundwork Hudson Valley, located in Yonkers, NY. For information about public tours, opening times and education programming, please follow this link to the Groundwork Hudson Valley website

“The Science Barge is not only an invitation to ideas and learning, but to change.”
Dr. Jeffrey Sachs, director of the Earth Institute at Columbia University
and special economic advisor to the United Nations.

– See more at:

http://nysunworks.org/thesciencebarge/#sthash.eFSdMsae.dpuf

http://nysunworks.org.s46880.gridserver.com/?s=thesciencebarge

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Orti nel mondo

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Nel mondo, secondo la FAO, sono 800 milioni le persone che praticano agricoltura urbana, circa il 15% della produzione mondiale di cibo. Oggi i cittadini sono diventati molto più numerosi degli abitanti delle campagna e nel 2050 il 60% della popolazione mondiale sarà composta da cittadini.

 L’orto urbano può essere la chiave per risolvere la povertà nel mondo, la fame e diventare anche più sostenibili.

Secondo l’OMS – organizzazione mondiale della sanità – lo scarico del water di 1.000.000 di persone potrebbe irrigare dai 1500 ai 3000 ettari di terreno. Anche gli scarti del cibo potrebbero fare ritorno alla terra, Adis Abeba composta 3,5 tonnellate di cibo al giorno e visto che ognuno di noi getta via 76 kg di cibo ogni anno, potremmo copiare l’esempio, producendo anche noi una bella quantità di compost per coltivare un ottimo orto urbano.

 [Gli sempi più belli nel mondo. Nel mondo è iniziata, una nuova fase, forse una gara a chi coltiva meglio la città del futuro.]

 In America, [come a Quarto Oggiaro]nasce Just food, un progetto sulla sicurezza alimentare per il Bronx, Queens, e Brooklyn coinvolgendo più di 2000 famiglie a basso reddito, nascono orti comunitari e vere fattorie in città, per dare lavoro e diffondere il cibo fresco anche tra chi non se lo può permettere. Detroit la capitale dell’auto, ha reagito alla crisi creando delle vere e proprie city farm ovvero delle fattorie urbane coltivando ogni spazio possibile. Oggi Detroit diventa la capitale dell’agricoltura urbana si contano più di 500 orti urbani. Michelle Obama lancia una campagna per combattere i food desert, ovvero i deserti del cibo, stanziando 400 milioni di dollari. Sempre in America si contano più di 18.000 orti comunitari ed esiste anche un associazione che li riunisce tutti l’American Community Gardening Association www.communitygarden.org e una realtà Urban Farming che si occupa di realizzare fattorie urbane nelle aree povere delle grandi città.

Londra, forse l’esempio più lungimirante, durante la guerra mondiale, combatteva la fame, con il motto “Dig for a Victory” ovvero “zappa per la vittoria”, nascevano così moltissi orti urbani passando da 800.000 nel 1934 a 1.400.000 nel 1943. Fin dal’epoca vittoriana a Londra, esiste un sistema di orti urbani comunali, assolutamente da copiare, gli Allotments, orti comunali in affitto dai 50 ai 400 metri quadri da coltivare per un centinaio di sterline o poco più all’anno.

In occasione delle Olimpiadi il sindaco di Londra, Boris Johnson assieme a Rosie Boycot, presidente della London Food, un organo municipale voluto apposta per migliorare le condizioni alimentari della città, lancia un programma Capital Growth, per realizzare 2012 orti urbani entro l’inizio delle olimpiadi. Il progetto prevede, l’assistenza a parte di tecnici, un supporto finanziario per l’avviamento e la formazione base per coltivare. Gli orti che nasceranno dovranno essere utili alla comunità locale. L’obiettivo è stato raggiunto, e superato!

 Vancouver, ha dato vita ad una strategia per il 2020 di ridurre i rifiuti, prevedendo la realizzazione di 2010 orti entro il 2010. Una città, dove il 44% della popolazione è coinvolta nell’agricoltura urbana. Sono state realizzate 1700 aree verdi, con orti condivisi e privati, assieme a 20 mercati agricoli rionali.

 Cuba, che oggi vede impiegate più di 300 mila persone nell’agricoltura urbana, produce il 60% della frutta e della verdura consumata in città, convertendo 5000 luoghi all’interno delle città in orti da coltivare in nome dell’autosufficienza. Raul Castro spinse a creare in tutte le città una tecnica di coltivazione detta organoponica, ovvero una coltivazione fuori terra, che divenne il modello di coltivazione innovativa all’interno delle città.

 Sono molti i progetti nel mondo, per realizzare orti urbani, con lo scopo di essere la soluzione a problemi difficli da risolvere altrimenti. Con gli orti si crea coesione sociale, si combatte l’insicurezza alimentare e l’orto diventa la soluzione per molti di quei problemi che la città del futuro dovra affrontare.

Lettura consigliata: “La rivoluzione della lattuga” di Franca Roiatti