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UN BEL PROGETTO ITALIANO: HORTICITY

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HORTICITY nasce nel 2006 a Padova, riunendo diverse e qualificate figure professionali per realizzare prodotti e servizi volti al comparto orticolo, con particolare riferimento all’orticoltura urbana e alle realtà dei paesi in via di sviluppo

 

HORTICITY collabora dalla propria costituzione con diverse università (Bologna, Padova, e Napoli “Federico II”), organizzazioni non governative (Terre des Hommes, Cesvitem, Amici del Burkina Faso, Funaci, AES-CCC), associazioni ed enti no-profit (Biodivercity, La Bilancia), ed enti privati (Proger, In-Flo, Cifo, Eugea, P.A.N.).

 

Le attività riguardano principalmente tre settori: promozione dell’orticoltura urbana; realizzazione di prodotti per la coltivazione fuorisuolo di frutta ed ortaggi; formazione e diffusione di pratiche di orticoltura sostenibile. Tutte le azioni di HORTICITY sono accompagnate da costante attività di ricerca e sperimentazione.

PER MEGGIORI INFORMAZIONI: http://www.horticity.it/

 

IL PORTALE DI ACQUAPONICA ITALIANA

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Di seguito il link del portale di acquaponica italiana:

http://www.akuadulza.net/

F.R.A (Floating Responsive Agriculture)

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TYPE: Territorial Vertical Agriculture strategies
Research project

LOCATION: Testing potential area: Singapore

STATUS: 

-Third Award winner of Re-thinking the Future RTF Awards 2014, New Delhi , India 
Award Category: Urban Design-Smart City Award 

-2nd Prize, 5th Advanced Architecture Contest “Self Sufficient Habitat”- IaaC-HP, Barcelona

“The world population is predicted to grow from 6.9 billion in 2010 to 8.3 billion in 2030 and to 9.1 billion in 2050. By 2030, food demand is predicted to increase by 50% (70% by 2050). The main challenge facing the agricultural sector is not so much growing 70% more food in 40 years, but making 70% more food available on the plate.” United Nations

The proposal addresses the pressing issue of global food security .Imports are almost the only source of food supply to Singapore which represents aprox. the 90% .Singapore limited land availability(land scarce) ,a dense nation,land premium prices and fast growing are some issues which led us to propose Singapore as a testing spot for Floating Responsive Agriculture, aka “F.R.A”. Inspired by Singapore’s Floating Fish Farms of Jurong’s Fishery Port, we aim to create a territorial network of Vertical infrastructures located close to the city areas which can produce local quality controlled food based on the cities real-time Food consumption data analisys.We propose a change from a consumer-Importer city to a Self-Productive City.We aim to Integrate technology and internet protocols with food consumption to produce exactly the amount and type of crops people need, also reducing food waste.The information layer system will inform a series of CPD’s(crop Production Devices) localized on Singapore’s water perimeter about the food supply demands according to established protocols and logics.

more info: http://atjapa.com/F-R-A

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PROSPETTIVE DI AGRICOLTURA URBANA NEL MONDO

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Nel mondo stando ai dati FAO, misurano per un ammontare di 800 milioni i “contadini urbani” e producono il 11% del cibo consumato in città. Come si legge nella pubblicazione delle UNDP “Urban Agriculture, Food Jobs and Sustainable Cities”, alcune delle caratteristiche dell’agricoltura urbana sono: è un attività temporanea, nasce nei luoghi e negli spazi inutilizzati e rimane stabile finche non viene sostituita da altre attività; è un’attività marginale per la sopravvivenza, ha un importante ruolo nello sviluppo dell’economia locale, nella creazione di piccole imprese e opportunità lavorative.

La città si sta espandendo sempre di più e così anche la campagna sta cambiando, sempre più inglobata tra le maglie strette del reticolo arterioso delle strade e delle superfici urbanizzate. Molti studiosi hanno definito questo fenomeno “sprawl urbano” che sta ad indicare una crescita della città che non si contiene più e si diffonde su tutto il territorio intorno, con la nascita di nuovi edifici, infrastrutture e imprese. In Italia in particolare nelle aree della Pianura padana e nelle zone di collina del Centro Sud, secondo molti autori l’espansione del tessuto urbano all’interno delle aree urbane, si sta creando un interconnessione tra ambiti rurali e urbani tale da creare un’area che si può chiamare bioregione rurale-urbana. La città quindi si espande all’interno delle campagne, assorbendo i nuclei periferici, creando degli spazi discontinui, luoghi frammentati destinati alla produzione agricola. Nelle aree non urbanizzate si sviluppa l’agricoltura urbana, di cui una buona definizione data da Marc Lavergne: “un patchwork di luoghi e attività intrecciati con gli edifici della città, all’interno delle maglie e interstizi risparmiati, spesso solo dall’urbanizzato”. Secondo la FAO, la sfida dell’urbanizzazione in futuro è quella di promuovere città più verdi per rispondere alla povertà diffusa soprattutto nelle grandi metropoli. “L’orticoltura urbana offre una via d’uscita alla povertà”. E’ in un contesto di questo tipo che bisogna porre gli orti non più come solo fenomeno sociale di svago e di richiamo alla terra ma come ad una risposta concreta alle necessità degli abitanti delle città di ritrovare una dimensione a misura d’uomo in un contesto dove sono presenti piante ed elementi che esulano dal contesto urbano. Certamente la passione e la voglia di cibo sano sono dei grandi bisogni, ed è facile immaginare che all’interno delle grandi città si creino anche contesti dove il cibo di qualità non arriva, gli americani, li chiamano food desert, in questi deserti alimentari, dove il cibo fresco scarseggia, si guarda verso l’orto con un forte interesse di conquista di un menù gustoso. Con l’associazione di cui sono presidente Nostrale, www.nostrale.it stiamo realizzando molti orti urbani nelle periferie di Milano per rispondere ad un esigenza di aggregazione, cura del territorio e accesso al cibo fresco. Come noi moltissime altre realtà non-profit stanno generando progetti innovativi di forte attenzione ai problemi sociali con forte attenzione verso i beni comuni, ponendo al centro l’orticoltura, in molte grandi città d’Italia. L’orto risulta lo strumento più immediato per aggregare le persone e farle collaborare per un obiettivo comune, quello di mantenere viva la comunità e garantire la sicurezza alimentare. Sono effettivamente tempi di crisi quelli che stiamo vivendo, e l’orticoltura sta offrendo anche un occasione in più di sviluppo economico vero e proprio. Non bisogna poi pensare al semplice modo di intuire l’agricoltura urbana, come orto fine a se stesso, ci sono scenari di innovazione molto interessante, che si stanno affermando e che stanno diventando attività economiche reali. A Chicago, un azienda Bright Farm coltiva sui tetti delle fabbriche e dei centri commerciali, con la tecnica idroponica che produce fino a 3 volte di più della classica coltivazione in terra. A Londra un’impresa denominata “Zero carbon food” ha deciso di coltivare sotto terra con lampade e coltivazioni idroponica, l’obiettivo è arrivare a coltivare 33 km di tunnel. A Vancouver un azienda Sole food ha deciso di coltivare un intero parcheggio creando più di 3000 cassoni in legno. A Brooklyn, un’azienda ormai famosa detta Brooklyn Grange, produce verdure per diversi ristoranti in città. Il progetto Pasona a Tokyo coltiva sotto terra, riso, frumento e molti tipi di ortaggi diversi grazie all’illuminazione artificiale. L’azienda Gotham Greens vanta ben 5 ettari di serre in città con oltre 100 tonnellate di produzione all’anno, sempre in coltivazione idroponica. A Montreal, Lula Farm, sempre con la stessa tecnica si coltivano ben 10 ettari in città coltivando ben 40 colture differenti. La prospettiva inizia ad essere un attività economica molto interessante e in forte sviluppo. Oltre che avere un riscontro economico, ci sono alcuni aspetti di sviluppo legati alle politiche che guardano al futuro e cercano attraverso il cibo di costruire una visione ampia per dare benessere ai propri cittadini. Le politiche del cibo e la nuova visione sui consumi alimentari, strategie di sviluppo legate al cibo sono quindi centro di interessi economici, sociali, ambientali di welfare e di molto altro, gli orti urbani sono una delle azioni concrete che diversi paesi stanno mettendo al centro delle proprie politiche alimentari. Vancouver, tra le 5 azioni prioritarie della strategia politica comunale, ha gli orti come punto di forza: supportare e attivare tutte le forme di agricoltura urbana ( in particolare i community garden e le urban farm) e creare un legame stretto con tutte le altre parti del sistema alimentare; migliorare l’accesso delle persone a partecipare alle attività di quartiere alle reti alimentari a base comunitaria in particolare per i gruppi vulnerabili e isolati. A Londra, il progetto Capital Growth è un esempio di come si possa dare supporto e sviluppo dell’orticoltura in città incentivando anche lo sviluppo di piccole attività economiche come le urban farm. Il progetto prevede il supporto pratico dei londinesi da parte di tecnici che aiutano alla realizzazione dell’orto. Il progetto vede la partecipazione dell’amministrazione pubblica nella gestione ed è finanziato da privati, in questo modo si possono sostenere i costi per la realizzazione degli orti. Il mondo con l’orticoltura e l’agricoltura urbana sta cambiando, è una rivoluzione culturale di grande impatto che spetta a noi vivere, cogliere come opportunità. Il futuro alimentare dei nostri figli passerà sempre di più nell’orto coltivato il più vicino possibile a casa.

 

 

QUALE AGRICOLTURA CI NUTRIRÀ? INCONTRO PUBBLICO 1 LUGLIO – SEDE WWF LOMBARDIA

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Il WWF organizza un ciclo di incontri presso la nuova sede alle ex Serre di via Tommaso da Cazzaniga (interno dei giardini comunali; metro 2, Moscova). 

MARTEDÌ 1 LUGLIO 

h 18.30 

Presentazione del libro 

“Il libro nero dell’Agricoltura” 

(Ed. Ponte alle Grazie, 2012) 

CON L’AUTORE 

DAVIDE CICCARESE 

(ASSOCIAZIONE NOSTRALE) 

Quale agricoltura ci nutrirà? 

Un importante interrogativo, soprattutto in questo momento in cui la nostra città si avvicina a Expo. L’agricoltura deve essere ripensata per soddisfare i bisogni di una popolazione mondiale in crescita e diventare allo stesso tempo uno strumento di riscatto sociale ed economico, nel rispetto dell’ambiente. 

L’evento è organizzato da WWF Lombardia Associazione Nostrale

(ingresso libero) 

Info: WWF Lombardia 02/831331 lombardia@wwf.itwww.wwf.it/lombardia 

WWF Italia ONG ONLUS

Via Tommaso da Cazzaniga snc

 

URBAN GREEN PROTECT LOCAL POLLINATOR DIVERSITY

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Urbanization is increasing worldwide, relatively few studies have investigated patterns of urban biodiversity outside of city parks and reserves, in urban neighborhoods where people live and work. We evaluated models including local and landscape factors that might influence the bee and butterfly richness of community gardens located within densely populated neighborhoods of the Bronx and East Harlem in New York City (>10,000 people/km2). The gardens were surrounded by buildings and  amounts of green space (3,600–17,400 building units and 10–32% green space within a 500 m radius). Contrary to our initial prediction that landscape green space might be especially influential in this heavily urbanized setting, the most highly supported models for both bee and butterfly richness (based on Akaike Information Criterion) included just the local, within-garden variables of garden floral area and sunlight availability. There was marginal support for models of bee richness including the number of building units surrounding gardens within a 500 m radius (which exhibited a negative association with bee richness). In addition, perhaps because bees are central place foragers that may nest within.  Or near gardens, supported models of bee species richness also included total garden area, canopy cover, and the presence of wild/unmanaged area in the garden. Generally, our findings indicate that sunlight and floral abundance are the major factors limiting local pollinator diversity in this setting. This suggests that rooftop and other “open” urban habitats might be managed to increase local pollinator diversity, even if seemingly “isolated” within heavily developed neighborhoods.

READ MORE: http://www.fordhamcue.com/articles/Matteson%20and%20Langellotto%202010.pdf

We describe the richness, abundance, and ecological characteristics of bees in community gardens located in heavily developed neighborhoods of the Bronx and East Harlem, NY. In total, 1,145 individual bees, representing 54 species (13% of the recorded New York State bee ) were collected over 4 yr. The nesting habits of these species include bees that nest in cavities (33% of species), hives (11% of species), pith (1.9% of species), wood (1.9% of species), or soft/rotting wood (7.4% of species) substrates. Soil-nesting individuals were relatively rare (25% of individuals), perhaps due to a lack of proper soils for nesting sites. Parasitic species were scarce (5.6% of species, 2.6% of individuals), most likely because of an absence or rarity of host species. Overall, exotic species were abundant and constituted 27% of the total individuals collected and 19% of the identi?ed species. We compare these results to several bee faunal surveys inNewJersey andNewYork State, including newly reported species lists for Central Park and Prospect Park in New York City. Relative to other studies, bee richness of the urban gardens is reduced and composition is biased toward exotic and cavitynesting species. Nevertheless, despite their small size and location within highly urbanized areas, urban community gardens harbor a diverse assemblage of bees that may provide pollination services and opportunities for ecological exposure and education.

Click to access Matteson%20et%20al%202008.pdf

 

Eco roof – Cómo hacer un Ecotecho: recycling idea!

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1 – Hacer una abertura en la botella de 7 a 10cm para cada semilla.
2 – Llenar la botella con tierra abonada.
3 – Perforar la parte inferior de las botellas para favorecer el drenaje.
4 – Poner las botellas en las ondulaciones del techo (si es de chapa)
5 – Colocar el tubo sobre la botella para el riego
6 – Conectar los tubos a un balde (puede ser de 20Lt.) que esté sobre su altura.
7 – Sembrar las semillas en la tierra y darle el riego adecuado regulando con canillas.

Esta idea fue implementada a partir de un proyecto realizado por Carolina Forero, de la Universidad Javeriana, como una solución para un barrio en Altos de Cazucá, una comunidad con falta de agua potable.

Mediante una serie de talleres, Forero y su nueva socia enseñaron a la gente de la comuna a cultivar lechugas y rábanos en sus techos usando botellas PET de dos litros y agua lluvia recolectada en baldes.

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more info: http://www.labioguia.com/como-hacer-un-ecotecho/

 

 

EASY: DIY SOLUTION

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In the dry months come summer, reuse a bottle with holes for a slow-release plant waterer.

 

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PERMACULTURE IN MALDIVES: HOW TO GROWING SOIL

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Soil testing showed a pH range of 8-10, with no access to sulphate returning crop waste and jungle mulch was the only option. Returning organic matter has shown pH can be lowered to 6.5-7 the ideal range for vegetable and fruit gardens. Other strategies to improve tropical soils are the planting of ground and tree legumes, water harvesting techniques to avoid loss and run off. 

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The ceasing of bare soil cropping and designing garden beds to hold humus and avoid leaching are a necessity. Dig long trenches to a depth of 1-1.5m and 1-2m wide or 2 arm spans to avoid compacting soil when walking on. Line trenches with cardboard, paper, green leafy plant material or plastic. Be careful not to create a pond that can fill up, allow water to drain leaving an end unsealed.  Raised beds up to 750mm above ground level lined with cardboard and filled with mulch and soil acheive the same result.

READ MORE: LINK

 

LONDON URBAN FARM UNDERGROUND

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A network of tunnels 33 metres under Clapham in London, originally built as a WWII bomb shelter, is being used to grow a range of different salad vegetables destined for Londoners’ plates.

 

A network of tunnels 33 metres under Clapham in London, originally built as a WWII bomb shelter, is being used to grow a range of different salad vegetables destined for Londoners’ plates.VIEW GALLERY7 ITEMS

This week, Wired.co.uk paid a visit to the subterranean farm, descending the winding steps deep into the bowels of southwest London. The space is enormous. It’s made up of two seemingly never-ending tunnels (actually 430 metres long), lit — at least during our visit — only by the torches of Steven Dring and Richard Ballard, the founders of Zero Carbon Food, the company behind this agricultural curiosity.

MORE INFO: LINK