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Local hero become world hero.

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Planting a vegetable garden beside a road is no longer a fineable action in Los Angeles.

In a major victory for TED speaker Ron Finley, otherwise known as the renegade gardener of South Central, the Los Angeles City Council voted 15-0 on Tuesday to allow the planting of vegetable gardens in unused strips of city land by roads. The council is opting to waive the enforcement of a city law that requires sidewalks and curbs to be “free of obstruction” in the case of vegetable gardens designed for community use. The city will stop enforcing this law immediately.

“I live in a food desert, South Central Los Angeles, home of the drive-thru and the drive-by,” he said. “So what I did, I planted a food forest in front of my house. It was on a strip of land called a parkway. It’s 150 feet by 10 feet. Thing is, it’s owned by the city. And somebody complained. The city came down on me, and basically gave me a citation saying that I had to remove my garden, and the citation was turning into a warrant. And I’m like ‘Come on, really? A warrant for planting food on a piece of land that you could care less about?’”

more on TED

http://blog.ted.com/2013/08/16/no-more-citations-for-curbside-veggies-in-los-angeles/

Show of 700 tomato’s variety at Pontremoli, Italy.

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Show of 700 tomato’s variety at Pontremoli, Italy.

Rete semi rurali italia, seed saver association.

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MICRO-FARM

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Urban agriculture is being technologically liberated from an utopian vision, opening the horizons of contemporary design research at an accelerated pace. The creation of micro-farms is one of the most fascinating themes that was once visible, unfortunately, only virtually in exquisite video-graphic simulations — from demographics to Facebook farms. Today, however, technological opportunities are rendering their implementation and standardization concrete. The micro-farm on display at ENSCI, one of the most prestigious design schools in Paris, is the third and first truly working farm. 

MORE : http://www.domusweb.it/en/design/2012/04/13/micro-farms.html

ORGANOPONICO

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The organopónicos and intensive gardens are the primary methods of urban cultivation. The only difference between the two is the structure of the garden: whether cultivation occurs in raised beds or in the preexisting soil. Because of the poor quality of many urban soils, the organopónico method is the most popular. Although statistics are still being compiled, official estimates in 1996 calculate the total number of organopónicos in Cuba to be about 1,613, covering about 250 hectares. They have an average yield potential of 16 kg of produce per square meter, with a total production of about 840,092 qq. [1 quintal equals 100 pounds]. There are about 430 intensive gardens with a total area of 165 hectares and a total production of 421,000 qq., or about 12 kg. of produce per square meter. More data are available for the capital city of Havana, which has the largest and most developed system of urban agriculture in the country (Table 2). Urban agriculture in Cuba has rapidly become a significant source of fresh produce for the urban and suburban populations. A large number of urban gardens in Havana and other major cities have emerged as a grassroots movement in response to the crisis brought about by the loss of trade, with the collapse of the socialist bloc in 1989. These gardens are helping to stabilize the supply of fresh produce to Cuba’s urban centers. During 1996, Havana’s urban farms provided the city’s urban populationwith 8,500 tons of agricultural produce, 4 million dozens of flowers, 7.5 million eggs, and 3,650 tons of meat. This system of urban agriculture, composed of about 8,000 gardens nationwide has been developed and managed along agroecological principles, which eliminate the use of synthetic chemical pesticides and fertilizers, emphasizing diversification, recycling, and the use of local resources. This article explores the systems utilized by Cuba’s urban farmers, and the impact that this movement has had on Cuban food security.

TAKEN FROM:

The greening of the “barrios”: Urban agriculture for food security in Cuba

Miguel A. Altieri,1 Nelso Companioni,2 Kristina Cañizares,3 Catherine Murphy,4 Peter Rosset,4

Martin Bourque4 and Clara I. Nicholls5

1College of Natural Resources, University of California, Berkeley, CA, USA; 2Instituto de Investigaciones Fundamentales en

Agricultura Tropical (INIFAT) in Havana, Cuba; 3Department of Environmental Sciences, Policy and Management, University

of California, Berkeley, CA, USA; 4Institute for Food and Development Policy (Food First) in Oakland, CA, USA; 5Department of

Entomology, University of California, Davis, CA, USA

The fog collector system: raccogliere l’acqua dall’aria

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The fog collector system

FogQuest è una non-profit Canadese che usa un moderno sistema per la raccolta dell’acqua. Può essere utilizzato in regioni desertiche. Si è calcolato che ogni metro cubo di nebbia ( fog ) continene dai 0.05 ai 0.5 g di acqua. Funziona raccogliendo l’acqua attraverso una rete ed un collettore collegato ad un contenitore di raccolta dell’acqua.

Il costo può variare dai 75 ai 200 dollari. La versione di grosse dimensioni di 40 m2 può costare dai 1000 ai 1500 dollari.

Quanta acqua produce?

Un collettore di grosse dimensioni può produrre 40 m2  producendo 200 litri in media al giorno per un anno. La massima efficienza dipende dalla scelta del sito in cui viene posizionato e la nebbia ( fog ) può variare in base ai giorni. Può raccogliere anche l’acqua piovana, questo significa che la sua produzione aumenta anche con le piogge.

La raccolta della pioggia

Si calcola che 40 m2 di rete riesca a raccogliere più acqua di quanta ne cada su una stessa superficie di 40 m2 di suolo, in quanto l’acqua piovana cade con un angolatura e mai dritta questo permette una maggiore raccolta e rende il fog collector, anche un ottimo collettore di acqua piovana.

Maggiori informazioni in inglese: qui

 

AGRICOLTURA URBANA IN PERIFERIA

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2013-07-20 11.31.10

foto: Giambel Garden, Orto collettivo, Milano

Come accade in molte grandi città, le periferie sono anche le zone della città che presentano una forte vulnerabilità sociale oppure le così dette parti della città dette inner city, dove abitano in prevalenza minoranze e lo stato economico è molto basso. In questi ambiti urbani, si concentrano i food-desert, ovvero aree a basso reddito dove un gran numero di abitanti non possono accedere al cibo di qualità ( cibi freschi e nutrienti). Il modello trainante per combattere i food desert è negli Stati Uniti, dove sono riconosciuti come problemi di disagio sociale. Il modello diffuso di consumo del cibo spazzatura e della povertà viene combattuto con un idea differente, opposta, detta alternative food culture. Le cure sono tutti quegli strumenti, di contatto diretto tra consumatore e produttore (farmer market, CSA, descritti nel capitolo della Grande distribuzione disorganizzata) definiti alternative food network. In altri casi la cura parte dalla riappropriazione della terra e della cultura alimentare e quindi nascono molte City Farm, vere e prorie aziende agricole in città che possono dare lavoro e poi i community garden, luoghi dedicati al verde e alla coltivazione di frutta e ortaggi in gruppo, a beneficio della comunità.

In America, a causa dei grandi problemi di salute, con la campagna lanciata da Michelle Obama, Let’s Move!, la First Lady, ha voluto dichiarare guerra ai food desert di chiarando di voler risolvere il problema in 7 anni. L’amministrazione Obama ha stanziato 400 milioni di dollari per una serie di interventi tra cui molti dedicati a debellare i food desert (8). Le foto di Michelle Obama mentre pianta l’orto nella casa bianca, hanno fatto il giro del mondo. Da allora ciò che già stava accadendo da tempo in tutte le città del mondo, è diventato un tema sempre più in voga, gli orti urbani e l’agricoltura urbana, sono tornate di moda. In Italia, quando si parla di orti urbani, in molti hanno riminiscenze degli orti coltivati in città durante la guerra per sopperire alla fame, oggi stanno ritornando nuovamente anche nel bel Paese, con molte esperienze felici. Sono molte le città del mondo in cui nelle periferie viene adoperata l’agricoltura urbana come opportunità economica e di riscatto sociale delle grandi città come accade ad esempio nei quartieri del Queens e del Bronx. Diventano, anche un modo per uscire dalla crisi come è accaduto a Detroit, dal volto completamente trasformato, dove si è passati da città dell’automobile a città agricola. Molti operai che hanno perso il lavoro riescono a trovare una nuova prospettiva di vita.

Nel mondo si è diffusa una risposta ai modelli di consumo, agli stili di vita poco salubri e ai modelli di sviluppo in cirisi, adottando soluzioni che vedono sempre al centro la terra e il cibo. Tante soluzionei per diversi valori. I modelli diffusi nel mondo: Detroit, Londra, Parigi per l’agricoltura urbana che crea valore sociale, rendere accessibile a tutti il verde edibile, per rilanciare uno sviluppo locale partendo dalla cultura della terra. I valori centrali di questa via di salvezza, sono la coesione sociale, l’abbattimento dell’insicurezza alimentare, la consapevolezza del consumo e l’economia delle relazioni. Nel futuro sarà sempre più necessario, rendere accessibile il cibo dell’agricoltura periurbana negli spazi come i mercati comunali di tutte le città, regolamentando il sistema direttamente con le aziende senza soggetti intermediari. Fare diventare il cibo uno strumento di welfare sociale per lo sviluppo delle comunità locali. Coltivare in città per ricostruire i legami tra le persone e avviare un processo di coesione sociale. La forza della terra è quella di creare integrazione sociale e inclusione attraverso legami semplici e naturali. Il verde urbano e periurbano, permette di migliorare le condizioni di vita di molte persone, lavorando su diversi temi: la disabilità, le marginalità sociale, le difficoltà economica e il disagio sociale sommerso (ovvero i nuovi disoccupati). Alcuni esempi di virtuosismo umano, compiuti nelle campagne, con i terreni strappati all criminalità organizzata, e l’agricoltura sociale, si riabilità il senso nobile dell’agricoltura. Così moltissimi esempi per trovare una soluzione ai disagi della società moderna. Le due facce della stessa luna, semplificando: l’agricoltura buona e quella cattiva.

La terra diventa la chiave di volta per dare vita ad un modello sviluppo economico fatto di relazioni e di fiducia tra le persone, valori che possono riabilitare la società odierna. Il futuro sarà nei campi e negli orti in citta ed avrà una dignità etica che sarà motivo di soddisfazione delle future generazioni.

Nel futuro le città, avranno un ruolo sempre più importante e gran parte della partita sulla sovranità alimentare, verrà giocata tra i palazzi e le piccole aree verdi. Nel 2050 nelle città abiteranno 3,5 miliardi di persone in più come dice la FAO, l’unico modo possibile di immaginare la sovranità alimentare degli abitanti urbani sarà quella di dare più spazi dedicati alla coltivazione. Secondo la FAO, l’idea di una città più verde non è più un concetto solo dedicato alle città sviluppate, ma ha una sua importanza anche per i paesi in via di sviluppo. L’agricoltura urbana nei paesi poveri è già oggi un modo per sfamare le famiglie più indigenti. Nel 2020, i cittadini poveri diventeranno il 45% ovvero 1,4 miliardi di persone. Il fenomeno della crescita delle città e dell’arrivo dei poveri, viene descritto come la “bomba demografica”. Per combattere l’effetto povertà è necessario rispondere ad uno dei primi bisogni primari: il cibo. La conta degli orti urbani è in crescita, oggi sono già: 130 milioni in Africa e 230 in America Latina. Ma per disinnescare la bomba ancora molto dovrà essere fatto, l’agricoltura urbana che riesce a convivere con il cemento è la chance per sopravvivere. Nel mondo 800 milioni i contadini urbani, e secondo il World watch Institute producono il 15% del cibo consumato, nei prossimi decenni il cibo urbano-contadino, pare sia destinato a salire.

Brano preso dal “Libro nero dell’agricoltura” edito per ponte alle grazie CLICCA QUI